21 maggio, 2013

Mai p(ius) soli al mondo: il movimento è migrazione

Silvia Calderoni
Confessioni di un grillino non millitante (2)

« Le opinioni alle quali teniamo di più sono quelle di cui più difficilmente potremmo rendere conto. »
(Henri Bergson, Saggio sui dati immediati della coscienza)

« Se togli le minoranze cosa resta? Niente. »
(Silvia Calderoni, Motus)

Quanti sono i Kabobo d’Italia?

Con questa antonomasia Beppe Grillo ha lanciato il M5S in un dibattito sull’immigrazione che è un punto di svolta poltico. Un post superficiale ed elettoralistico da oltre 3000 commenti e che costituisce un sigillo di vergogna anche per un grillino non militante come me.  

E’ sulla questione dello ius soli, che il M5S mostra tutti i suoi limiti e altrimenti non potrebbe essere per un movimento che fa dell’azione e della tecnocrazia partecipativa la sua forza ma che non è in grado di far evolvere le idee.

Probabilmente il sistema M5S, sta scrivendo il nuovo Kernel del parlamento e della politica italiana ed è un sistema aperto in grado di ospitare nuove librerie di software politico offerte dalle organizzazioni della società civile e farle girare sul sistema, e veo. Come un sistema operativo Open Source è in grado di adattarsi a diversi hardware e di presentare diverse distribuzioni dello stesso sistema nei diversi territori ma sulle questioni dove la tecnica non può sueprare i propri limiti perchè sottomessa alla mera volontà politica, li, il M5S, per ora va in crash.

Il dibattito sullo  ius soli e le questioni legate all’immigrazione sono l’esempio.
Qui non si tratta di leggere constatare che ormai l’aria è irrespisrabile e sarebbe meglio fare qualcosa riorganizzando il sitema della produzione dell’energia, dei trasporti e dei rifiuti, ne si tratta di stimare come la corruzione e l’intaoccabilità di burocrati e politici stia di fatto affamando un paese. Con il minimo sindacale di onestà intellettuale sono cose lapalissianamente evidenti a tutti.

Sull’immigrazione si tratta invece di ragionare sul concetto di differenza e di razza e di stabilire se la differenza sia tema che può sottostare allopportunità economica e politica e non sia invece cocnetto costitutivo dell’idea di ‘umanità’, costi quel che costi.

Su questo terreno a differenza di altri punti programmatici il M5S sta improvvisando, commettendo lo stesso errore dei partiti.
La mancanza di una Cultura nella politica e nelle sue strutture. Dai partiti alle parti sociali passando attraverso il sistema dei media che questi due organismi si sono spartiti è sparito il pensiero, l’elaborazione teorica. I riferimenti culturali si sono cristallizzati e sono stati utilizzati solo come feticcio per il dibattito mediatico. I partiti hanno smesso di studiare filosofia e si sono iscritti in massa a scienze della comunicazione senza capire che comunicare è fondamentale ma più bravo sarai a farlo più forte sarà l’eco che riempirà il vuoto lasciato dalle tue idee. I partiti sono diventati macchine perfette per urlare al mondo il loro niente.

Sulla questione della differenza (e della differance),  Jaques Derrida ha già detto se non tutto, quasi e non ci avventureremo oltre:  ça va sans dire.

E' ovvio che non si da diversità se non attraverso il discrimine ma il punto è cosa se ne vuole fare di questa diversità e della discriminazione.

C’è chi sostiene in area M5S (Benettazzo) che l’integrazione sia una utopia spacciata alle masse da gruppi di potere globali per depauperare e governare singole popolazioni nel malaugurato caso si trovassero sui territori oggetto dell’appetito insaziabile del capitalismo ultraliberale. Roba da destra insomma e da leghisti che, orfani dei propri ideologi e delle loro truppe cammellate, stanno facendo fagotto migrando in massa nelle schiere del M5S.

Siamo d'accordo sul fatto che il capitalismo dopo aver fagocitato l'ideologia delle 'classi' sociali non ha remore a sfruttare  il multiculturalismo ai propri scopi. Qualsiasi ideologia (falsa coscienza) serve a giustificare il potere e il capitalismo è particolarmente abile a fagocitare idee condivise dalla massa, confezionarle e farne prodotto di consumo. Un’idea per il capitale è come il maiale non si butta via niente.
Ma a parte la contraddizione di un pensiero liberale che fa muovere senza limiti i fattori della produzione merci e capitali ma non il fattore lavoro o meglio lo fa muovere, lo sfrutta e poi lo sanziona dichiarandolo clandestino e riempiedo le patrie galere, non è scritto in alcun codice genetico né in nessuna legge del sistema economico che, multiculturalimo, integrazione e politiche di apertura ed inclusive siano depauperanti, anzi. Direi il contrario.

Prima però sgomberei volentieri il campo dall’equivoco che porta i sostenitori del ‘razzismo no ma ognuno a casa sua’ a tacciare qualsiasi riflessione in materia come sterile esercizio intellettuale e utopico. L’esercizio intellettuale è il contrario esatto della sterilità; è seme fertile. L’assenza di pensiero invece fa di solito terra bruciata.

L’apertura  al multiculturalismo può essere solo espressione di un atto di volontà politica (non esiste alcuna legge economica che lo determini), una scelta deliberata e consapevole se  si vuole che non sia foriero di morte e sofferenza.

Regolare i flussi di immigrazione nel rispetto della dignità umana è cosa che non può essere soggetta a condizioni di reciprocità o a qualsiasi altro concetto che sottintende un approccio utilitaristico nella determinazione della volontà politica. Questo vale per qualsiasi differenza: di genere, di etnia, di religione, di orientamento sessuale ecc... E’ scritto nella costituzione.

E' in atto un processo di semplificazione della questione identitaria ch viene spostata, elusa o esasperata a seconda delle opportunità elettorali.

Questo atteggiamento è troppo pericoloso e la responsabilità del M5S è troppo grande per non intervenire in  maniera chiara. Il M5S non è la Lega Lombarda, non ha un limite territoriale nel suo nome entro cui sfruttare il capitale di consenso arrecato dalla semplificazione sul tema immigrazione e cavalcare la xenofobia è un azzardo.
Per sua natura questafobia tende ad essere incontrollabile una volta liberata in spazi aperti.
Non solo offre una semplificazione e un catalizzatore per lo sfogo delle frustrazioni  ma la incarna in un determinato gruppo di individui deboli e semplici da colpire. Da li alla violenza il passo è breve e irreversibile.   

La questione della cittadiananza e dell’immigrazione è costitutiva per un movimento che ha sostituito la parola Onorevole con quella di Cittadino promovuoendo la seconda ad un livello che non le competeva prima. E l’unica politica possible è quella dell’inclusione e dall’accettazione. Per non parlare del fatto che in chiave Europea la politica estera per il M5S possible è quella che vede l’Italia Protagonista dell’apertura al Mediterraneo piùttosto che l’asservimento alla MittelEuropa. Se il M5S non riflette a fondo su questo tema è destinato al fallimento

Le migrazioni sono un dato costitutivo della vita di uomini e animali. Se dal centro dell'Africa i primi uomini a camminare in maniera eretta non si fossero spostati nel centro dell’asia e dell’europa oggi non esisterebbe alcuna razza umana. La differenza delle razze  è una condizione di esistenza e il movimento delle masse umane è la condizione per il suo rigenerarsi. Si chiama biodiversità.

Ma la questione dell’immigrazione pone problemi pratici che mettono in crisi il concetto di Cittadinanza e di Stato.

Il problema è stabilire quali forme e pratiche culturali hanno diritto di cittadinanza rispetto ad a quelle condivise in un dato territorio e quali no e misurare il gradi di questa condivisione. Quali possono convivere e quali devono restare separate?. In qualche maniera il discorso sull’integrazione e sulla cittadinanza è intimamente legato ad un discorso sulla separazione  e quando il politica entra la parola separazione non è mai una bella notizia. Mai.   

Chi ha il diritto di decidere se uno straniero può entrare nel territorio dello Stato e diventare Cittadino?

E per il cittadino qualsi sono le pratiche culturali ammesse nella sfera della privacy e quali sono invece sanzionabili?

Se ottenere la cittadianza è comunque un fatto legato al rispetto delle regole e leggi, il concetto di clandestinità non finisce per negare a priori l’universalità del diritto di cittadinanza?

E potremmo andare avanti con le domande che ahimè fino a non più tardi di un ventennio fa erano retoriche.

Il punto è che muovendoci sul discrimine dei concetti, lungo la differance, per risolvere il problema dobbiamo ricorrere ad un terzo concetto superiore e (ooops, guarda un po’) diverso:  la dignità umana riflessa nei diritti universali dell’uomo. Su questo terreno dobbiamo registrare un arretramento devastante se non un annullamento di tutto il dibattito da parte delle forze politiche.  

Bene, non riconoscere la cittadinanza  a diverse culture è semplicemente porsi al di fuori del rispetto dei diritti umani universali.

Va da se che l'unica via possible per una politica in materia e per la norma  è che usare un approccio inclusivo e non esclusivo.

Facciamo l'esempio banale del crocifisso a scuola. Non ho mai capito perchè la sinistra si sperticasse per toglierlo (va ben in nome della laicità dello stato) e i cattolici per tenerlo però impedendo l'uso di altri simboli. Perchè non dare invece pari dignità a tutte le rielgioni e rimpire la parete dell’aula con tutti i simboli e dare via ad un dialogo.   Per i laici andrebbe nene la bandiera nazionale, o no? Perchè ad esempio nelle scuole non introdurre meidatori culturali, potenziare le competenze linguistiche e fare in modo e maniera che questo benedetto dialogo tra culture si conceretizzi piuttosto che essere lasciato in balia di agit prop o di mass media?

Dalla politica ci si aspetta un diverso respiro e non posizioni di rincalzo assurde come quella che recita:  “tutti a casa e via” indirizzato ad anelli deboli della società. Gli immigrati non sono la Kasta ma sottoproletariato urbano che delle minacce e delle sanzioni se ne frega e perchè non ha ricchezza da perdere e perchè e arrivato sul territorio italiano a rischio della vita.

Il M5S non ha spezione per dottrine Giovannardi.


Sul terreno dell’immigrazionel M5S sta operando una inversione logica. L’inciucio popolare. Elettori di destra e sinistra non fa differenza la causa del male sono gli immigrati e le politiche irresponsabili dei partiti “tutti a casa e via”.

Da un movimento ancora più che da un partito mi aspetto che sia proprio sul fronte delle idee che arrivino i maggiori contributi all’innovazione del pensiero politico a prescindere dai calcoli elettorali. Per quello c’erano già i partiti, appunto.

E necessario riflettere sulle contraddizioni interne di un movimento che fa dell’acqua pubblica e delle questioni ambiantali un punto fondamentale del programma così come dell’apertura e della cittadinanza digitale una bandiera.

La rete abolisce i confini e noi vogliamo alzare frontiere?

Se l’acqua è pubblica ed è un diritto dell’uomo, dato un ruscello, un cittadino ha diritto di bere e un clandestino no?

Come si possono garantire i diritti umani se si pongono gli uomini in uno status giuridico illegale per definizione inventando il reato di clandestinità?

Il movimento deve restare tale e se proprio deve fare i conti con l’elettorato superando le categorie di destra e sinistra non lo può fare a prescindere dalle idee.
Rastrellare i voti a destra del parlamento va bene ma le idee no, grazie.

O la politica è in grado di formare il consenso o non serve a nulla spostarlo e basta. Senza inclusione non c’è futuro.

Un movimento è una migrazione
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