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18 maggio, 2013

Lettera aperta a Beppe Grillo


Caro Beppe,

ti do del tu non so nemmeno io perché,  forse perché, essendo genovese anche io, la tua voce, la tua figura mi accompagnano sin dall'infanzia, quasi come quella di un papà e ti sento in qualche modo vicino. Odio il paternalismo in politica ma mi sto convincendo che ormai sia un segno inevitabile di questi tempi malandati. Nutro molta stima per la scelta coraggiosa che hai fatto.
come milioni di persone credo che il M5S e la tua voce siano l'unica ancora di salvezza per questo paese ma non politica, per quella siamo spacciati: l'economia e il deficit di democrazia a livello europeo ci condannano. Io parlo di una salvezza culturale. La non violenza, l'ambientalismo, la moratoria sulla corruzione dilagante,  la cultura dell'apertura (opennes) della rete e la cittadinanza digitale, il rinnovamento della rappresentanza e le forti dosi di investimento in democrazia diretta mi sembrano quanto di più avanzato la politica di questo paese possa ragionevolmente esprimere dopo un ventennio di degrado culturale impressionante, dopo un'era gelida di berlusconismo e leghismo.
E' per questo che ti scrivo dopo aver letto le assurde parole su Kabobo apparse sul tuo Blog.
Non so dirti l'effetto che mi hanno fatto, qualcosa di simile ad aprire la porta di casa e trovarci un esercito di zombi che pasteggiano con le membra di amici e parenti. Ecco una cosa così, alla Dario Argento.
Caro Beppe, ti prego di far resuscitare quelle persone e i loro sogni che stai facendo affogare in un incubo senza senso venendo meno proprio a quel bisogno vitale che abbiamo in italia di parole nuove, una cultura nuova lontana milioni di anni luce da qualsiasi razzismo, revisionismo, omofobia, teologia e ideologia mortifera. A che serve parlare di openness, di rete e cittadinanza digitale se poi si cade nel razzismo più bieco. E non usiamo inutili giri di parole perché di razzismo si tratta nel post che hai scritto, un razzismo che ha immediatamente fatto germinare commenti putrescenti come le menti che li hanno partoriti, parole che hanno fatto germinare vermi su cadaveri in decomposizione che striscianti pensano di ripulire il paese dai suoi problemi fagocitando qualsiasi ragione umana e le sue tracce di disperazione.
L'Apertura delle menti, dei parlamenti, delle reti, non si concilia con la richiesta di chiusura delle frontiere. E' proprio la chiusura delle frontiere, la chiusura al diverso, la matrice della violenza dalla quale tu stesso dici di difenderci.
Non si può fare una bandiera della biodiversità se poi si chiede la chiusura alla contaminazione delle culture. Kabobo è espressione massima della biodiversità, è un uomo, è africano, la sua natura e la sua esistenza è la testimonianza del rispetto per la natura e per la terra. Kabobo la natura ce l'ha scritta nel DNA come noi tutti.
Non è innocente Kabobo e le vittime meritano giustizia ma tutti, vittime, colpevoli, innocenti, tutti meritiamo parole vere,  pensieri chiari e quelle scritte sul blog non lo sono. E un gioco sporco e  pericoloso Beppe che non si può tollerare, altrimenti Beppe, la violenza, quella vera, non quella di migrante folle ma quella etnica e razziale che abbiamo già vissuto in questo paese e non lontano da qui nei balcani non molto tempo fa. Per questo Beppe spero che come sai fare tu spesso, scriva parole diverse, chiedendo scusa, rilanciando l'appello per l'apertura e la multiculturalità di cui abbiamo bisogno per sperare in un futuro.
Non lasciarci sul baratro della paura. non ora. Sottoscrivi anche tu questa lettera aperta.

26 aprile, 2013

Aldo Morto 54

Daniele Timpano in scena

Esiste un diritto di prelazione sulla memoria di una persona? E se si chi lo detiene?

Esiste qualcuno che ha il diritto di raccontare una storia più di altri, solo in nome del dolore e del legame con il ricordato?

E se la memoria è totalmente slegata dai fatti perchè questi non sono mai stati ricostruiti, accertati ma, al contrario, sono stati oggetto di falsificazione, mistificazione, depistaggio?

Esiste una memoria possibile, quando l'immagine di una persona è rielaborata a tal punto da farne un feticcio e quindi merce, oggi, più che mai, nell'era della riproducibilità tecnica?

Sulla figura di  Aldo Moro, il giorno stesso della suo rapimento è nata una  delle più grandi operazioni di narrazione transmediale che la storia di questo paese conosca con il preciso scopo di occultare una verità e consolidare un potere.

Daniele Timpano in Aldo Morto 54. Tragedia riprende in mano questa operazione e cerca di decostruirla, non per trovare una verità ormai impossibile da ricostruire e che non esiste ma, semplicemente, per non lasciare a coloro che l'hanno scritta a vario titolo fino ad oggi, questa storia, il monopolio della memoria.

Se la verità non verrà mai a galla che almeno non affondi l'aspirazione a cercarla o, meglio, la possibilità e la volontà di ragionarci sopra.

Lo spettacolo di Timpano è una monumentale riflessione sull'immaginario degli anni '70 e sui meccanismi che lo hanno costruito, il cui pregio principale è quello di metterli a nudo, occultati, fino ad oggi, dalle tante ideologie e dagli interessi che si sono incrociati in questa vicenda.

I meccanismi del marketing, del mercato, dello storytelling, del potere e dell'ideologia di qualsiasi colore sono gli stessi e producono gli stessi effetti: la conservazione del potere costituito.

L'attacco che i brigatisti rossi volevano portare allo Stato Italiano, sia sotto il profilo militare che ideologico e mediatico, era spaventosamente immaturo e ridicolo.  La retorica brigatista, radicale, consegnata ai mezzi di comunicazione di massa, telvesione e quotidiani di partito, ha creato il feticcio, decretando la morte di uno statista e allo stesso tempo la sua immortalità.

La storia di Aldo Moro è mediatica, medianica e transmediale

Passa per la cronaca, la TV, il cinema, il fumetto,  il teatro ecc..Mancano solo i video giochi ma non è detto che anche a loro si arrivi presto per  aggiungere un pezzo di storia falsa alla sua uccisione. Una continua incessante elborazione del lutto ri-mediata.

Eppure Timpano con Aldo Morto 54. Tragedia fa scandalo. Fa scandalo perchè mette in scena l'ipocrisia della retorica sulla morte dello statista, senza ipocrisia;  perchè viola i simboli, i segni, i feticci senza ritegno, perchè, addirittura, si avventura sul terreno della blasfemìa e  impersona direttamente il simbolo, il totem e lo fa parlare, però non con il simulacro della sua voce ma con la voce dei diversi attori, interpreti e sacerdoti che ne hanno celebrato, negli anni, il culto.

Il processo del popolo celebrato dalle brigate rosse, alle brigate rosse, con le brigate rosse è stato in realtà una messa. 

La figura di Aldo Morto rappresenta l'inattacabilità e l'immortalità del potere in questo nostro paese che la mitologia e la mitopoiesi ce l'ha nel DNA.

Il potere in Italia, complice forse la sua millenaria cultura cattolica,  sa usare il Verbo come nessun altro potere al mondo. 

Fa scandalo perchè Timpano aveva solo 4 anni e non ha vissuto direttamente e consapevolmente la vicenda eppure, come racconta Vasta nel suo tempo materiale, in qualche maniera, ha assorbito quella violenza senza filtri, vivendola senza razionalizzarla.

Rivendica un diritto, Timpano, diritto a raccontare e a chiedere verità e rivendicare diritti si sa, oggi, come ieri, fa scandalo, rompe equilibri e certezze. Rivendica il diritto di appropriarsi della storia e dell'immagine che simboleggia per eccellenza l'inganno del potere in Italia, la sua inattacabilità e lo fa come possono farlo un attore e il suo teatro.

Mettendoci la faccia, il corpo e la voce, anzi di più.  Aldo Morto 54. Tragedia infatti non è solo uno 'spettacolo' chè sennò si cadrebbe nel meccanismo della narrazione transemdiale.  Aldo Morto 54. Tragedia è anche performance.

Daniele Timpano non fa il recluso, si è recluso per 54 giorni (eh si perchè  anche i giorni di reclusione sono diventati un luogo comune, 55 ma la mattina presto dell 55° Aldo era già Morto, quindi a voler la verità, i giorni sono 54), in una cella simile, o meglio, sembra possa essere simile a quella della detenzione di Aldo Moro  (eh si, perchè anche su questo elemento minimo non c'è una certezza ma solo la narrazione di quattro carcerieri, due soli, ahinoi,  ancora in vita.
 
Come si fa quindi a cercare la verità se la storiografia, la cronaca sono pura menzogna?

Performando, ripetendo l'esperienza per quanto possibile, facendone il gesto.  

Con questo sforzo Daniele Timpano si conquista il diritto sulla memoria di Aldo Moro e una volta appropriatosene come con qualsiasi altro oggetto ne dispone come meglio crede.

E sulla scena è bravissimo, racconta e dileggia vittime e carnefici di questa vicenda che è anche una riflessione sulla morte oltrechè sulla memoria; sulla capacità e possibilità di dare e ricevere la morte e non solo per motivi politici. E' questo un altro grande rimosso dalla scena non solo teatrale dell'oggi.

La morte non si rappresenta più nonostante sia sempre costantemente in primo piano su schermi pagine e palchi.

Lo spettacolo scivola via veloce e ritmico e regala pezzi indimenticabili: renato curcio mazinga, adriana faranda tronista, la renualt rossa potenziale oggetto di merchandising.

In ultima estrema sintesi Aldo Morto 54. Tragedia spacca.

11 febbraio, 2013

Niño



Dedicato a tutti i bambini soldato.

conta i tuoi passi
nel sogno  niño
fatto di sabbia e di sete

canta la paura niño
che toglie il sonno
come le raffiche
la ninna nanna
mio piccolo niño
tà tatà, tatà tatà.

occhi bianchi contro occhi bianchi  
ti fanno da veglia niño
nella battaglia
prendi la mira e spara
al tuo sogno niño
che ti prendo per mano
come l'ha presa il comandante
ai suoi figli la mano
là dove li ha strappati
e getta i tuoi sogni niño
come lui li ha gettati

nel fuoco e nel terrore
e salta fuori dalla buca
bimbo soldato
come dalle coperte
nel  sogno e spara,
spara a più non posso
niño che sei nel giusto
qualsiasi sia il costo
dell'esser in quel giusto
che ti possa salvare
dal sogno niño, nel sogno.

brucia e urla nino e spara
spara all'impazzata
come un sventagliata
del vento il tuo mitra
nel sogno lui vola, niño
vola in un giro tondo
e canta canta la vita

e torna torna niño
torna e siedi la sera
intorno al fuoco
senza un pasto,
con il freddo
ma un sogno niño
nelle ossa sul viso

sogna ancora niño;
sogna che ti resta,
piccolo soldato
solo quello che hai
da sognare solo
nel buio della notte
la ninna nanna la notte
niño la notte, la notte risogna
e la vita sul grilletto
appoggia stanotte
le tue piccole dita
niño sul grilletto niño
le dita appoggia
e tira niño tira al sogno.

18 novembre, 2012

Vedove sembra

vedove, sembra
senza passo
senza voce
intattile respiro
auscultare del mondo
muto ~ la loro vita
nascosta all'interno
non passa nemmeno
davanti allo specchio
più, ora, che
rotta è la calligrafia
di quell'immagine
che tanto curava
loro l'amore


fa/bio

16 novembre, 2012

Trovarsi

al teatro Eliseo di Roma, testo di Luigi Pirandello in scena il 14 ottobre 2012 con Mascia Musy, l'ho visto

Ed è il teatro borghese che in fondo mi fa orrore e fa scandalo di me stesso, tanto più forte quanto più mi immedesimo, mi identifico nel personaggio.

Solo la borghesia, infatti, può porsi il problema della propria rappresentazione e crearne un'estetica, agirla in una (p)arte fino addirittura a farne dramma.

Quando poi, come in Pirandello, si mette in scena la tragedia di far coincidere l'arte con la vita, la ricerca di quel confine invisibile con il nulla, allora l'orrore, lo scandalo, sono per me inesprimibili